Google sta testando in questi giorni una novità destinata a far discutere: permettere all’intelligenza artificiale di Gemini di modificare le password deboli o riutilizzate direttamente dal gestore integrato in Chrome.
L’obiettivo è semplificare un’operazione fondamentale per la sicurezza informatica, ma che la maggior parte delle persone tende a procrastinare perché ritenuta lunga, noiosa e complessa.

La nuova funzione avvistata su Chrome Canary
La funzione è apparsa nella versione sperimentale Chrome Canary per desktop e richiede l’attivazione manuale di un comando interno (flag) denominato “Password change with Glic”. Nei test effettuati su Windows 11, il classico pulsante “Cambia password”, che solitamente reindirizza l’utente al sito esterno, viene sostituito dalla voce “Change it for me” (“Cambiala per me”), affiancata dal simbolo grafico di Gemini.
La differenza rispetto al passato è sostanziale e vediamo il perché. Se finora il browser si limitava a suggerire credenziali più sicure o ad avvisare in caso di data leak, questo aggiornamento punta a delegare all’AI l’intero processo di sostituzione, non solo per le chiavi compromesse ma anche per quelle semplicemente deboli o duplicate.
L’idea, di cui si trovava traccia nei codici di sviluppo già dal 2024, appare oggi più concreta ma rimane ancora acerba. Chi ha provato la funzione riporta infatti un’esperienza limitata: dopo aver avviato il comando, la procedura tende a bloccarsi su una schermata di caricamento prima di restituire un messaggio di errore.
Il cambio password da parte di Gemini ha ancora delle falle
Questa situazione di blocco è di natura prettamente tecnica. Infatti ogni piattaforma web adotta protocolli, interfacce e vincoli differenti: dai requisiti di complessità della chiave ai codici temporanei, fino ai CAPTCHA e alla verifica a due fattori. Basta un piccolo elemento fuori standard per far fallire l’automazione.
Oltre ai limiti pratici, la vera sfida per Big G riguarda la riservatezza e la fiducia degli utenti. Delegare a un assistente virtuale la gestione diretta di account sensibili, come e-mail, social network o portali bancari, solleva inevitabili dubbi in materia di privacy e sicurezza. È fondamentale chiarire che l’AI non agisce in modo autonomo: la sostituzione richiede sempre un comando esplicito e non avviene mai in background. Ciò nonostante, la domanda resta aperta: cosa succede se il sistema commette un errore e l’utente perde l’accesso al proprio profilo?
Prima di un eventuale approdo nella versione stabile di Chrome per il grande pubblico, Google dovrà dimostrare che l’integrazione sia del tutto affidabile, chiara e priva di rischi per l’identità digitale.